L’osteosarcoma (OSA) è il tumore primario osseo più frequente nel cane, rappresentando circa l’85% dei tumori ossei. È un tumore maligno, che si riscontra prevalentemente in cani di età adulta/avanzata, con un’età media di 7 anni; è riportato tuttavia un picco nell’incidenza anche in cani tra i 18 e i 24 mesi d’età. Viene identificato tipicamente in cani di razza grande e gigante (San Bernardo, Alano, Setter Irlandese, Doberman Pinscher, Rottweiler, Pastore Tedesco, Golden Retriever). La taglia sembra essere un fattore predisponente più importante rispetto alla razza. I maschi sembrano essere sensibilmente più predisposti rispetto alle femmine e soggetti non sterilizzati presentano maggiore rischio di presentare OSA rispetto a soggetti sterilizzati. Circa il 75% degli OSA si verifica a livello di scheletro appendicolare, mentre il restante 25% si verifica a livello di scheletro assiale. Nelle ossa lunghe è maggiormente colpita la regione metafisaria. Gli arti anteriori sono più affetti rispetto agli arti posteriori, con l’omero prossimale e il radio distale come sedi più comuni; negli arti posteriori invece, sono maggiormente interessati femore distale e tibia prossimale. Raramente si può presentare in forma multicentrica, con più ossa coinvolte. Esiste inoltre – seppur rara – la forma extraossea di OSA; tale forma presenta comportamento biologico aggressivo e alto tasso metastatico.
L’eziologia dell’osteosarcoma non è ancora stata del tutto chiarita. Si sospetta che piccoli traumi ossei di lieve entità ma ripetuti nel tempo possano stimolare il processo mitotico e conseguente aumento del rischio di sviluppo di mutazioni genetiche. Sono stati identificati diversi fattori genetici ed ereditari correlati all’insorgenza di OSA, tra cui mutazioni a carico di p53, mutazioni del gene di soppressione tumorale retinoblastoma (Rb) e del gene soppressore tumorale omologo della fosfatasi e della tensina (PTEN).
A seconda delle caratteristiche istologiche, l’OSA viene classificato in osteoblastico, condroblastico, fibroblastico, scarsamente differenziato e teleangectasico. Tuttavia, a differenza dell’uomo, nel cane non vi è una chiara differenza nel comportamento biologico degli istotipi. L’OSA viene considerato uno dei tumori più aggressivi che colpiscono il cane. Senza alcun trattamento terapeutico infatti la prognosi è di 3 mesi in media. Cani sottoposti ad amputazione e chemioterapia adiuvante con carboplatino hanno tempi di sopravvivenza mediani che si aggirano attorno ai 9 mesi, con un tasso di sopravvivenza ad 1 anno di circa 45%. Al momento della diagnosi, solo il 15% dei casi presenta metastasi polmonare. Tuttavia, l’OSA viene considerato un tumore altamente metastatico in quanto il 90% dei pazienti ha micrometastasi non rilevabili alla diagnostica tradizionale. Le metastasi si riscontrano tipicamente a livello polmonare; possono tuttavia interessare anche tessuti molli e altre ossa. Raramente le metastasi possono seguire la via linfatica, interessando i linfonodi regionali. I pazienti vengono normalmente portati in visita per insorgenza di zoppia, che può essere accompagnata da tumefazione a livello del sito primario e dolore alla palpazione. A volte l’inizio della sintomatologia può essere associato ad eventi traumatici. In base alla localizzazione, i segni clinici possono comunque variare in modo significativo.
Il sospetto inizialmente viene formulato dopo l’esecuzione di una radiografia. Le alterazioni radiografiche possono essere tuttavia comuni ad altre patologie ossee, come altri tumori ossei o infezioni dell’osso (osteomielite). Per questo motivo, la diagnosi definitiva viene ottenuta tramite esame citologico e/o istologico. La stadiazione del paziente è fondamentale e parte dalla visita clinica. È necessario eseguire radiografie del torace in 3 proiezioni per verificare la presenza di metastasi polmonari. Per maggiore completezza, è consigliata la diagnostica per immagini avanzata (in particolare dell’esame TC), la quale possiede maggiore sensibilità nel rilevamento di metastasi, la vascolarizzazione del tumore e il coinvolgimento dei tessuti molli circostanti.
In letteratura scientifica sono ben documentati diversi indici prognostici per l’OSA canino di tipo clinico, molecolare, genetico e immunologico. Tra questi sono presenti ad esempio localizzazione anatomica, l’età, la fosfatasi alcalina sierica e numerosi altri marker tumorali. Un approccio multimodale risulta essere l’opzione migliore per il trattamento dell’osteosarcoma, per poter agire con maggiore efficacia sul tumore primario e sulle metastasi. Le terapie disponibili ad oggi risultano essere: l’intervento chirurgico, la radioterapia, chemioterapia adiuvante, aminobifosfonati e trattamento antidolorifico palliativo.
1. Chirurgia: l’amputazione dell’arto interessato è la terapia standard per l’OSA. La maggior parte dei cani ha una buona ripresa dopo tale intervento e non presenta riduzione della qualità della vita né riduzione dei livelli di attività fisica. Nonostante ciò, negli ultimi anni stanno prendendo sempre più piede tecniche chirurgiche di salvataggio dell’arto, soprattutto in pazienti con gravi patologie osteoarticolari o nei casi in cui il proprietario rifiuti l’amputazione anche se non tutti i pazienti tuttavia sono candidati per l’esecuzione di tali chirurgie.
2. Radioterapia: in alternativa al trattamento chirurgico è possibile ricorrere alla radioterapia. La radioterapia può inoltre essere utilizzata a scopo palliativo per il controllo del dolore da osteolisi, con ottimi risultati.
3. Chemioterapia: lo scopo del trattamento chemioterapico nei cani con OSA è quello di rallentare l’insorgenza delle metastasi nei pazienti che hanno già rimosso o irradiato il tumore primario.
4. Aminobifosfonati: utilizzati con grande successo in medicina umana nel trattamento delle patologie metaboliche che causano riassorbimento osseo, oltre che per il trattamento dell’ipercalcemia paraneoplastica e delle lesioni litiche ossee tumorali primarie e metastatiche. Oltre ad un effetto di “ridensificazione” dell’osso, che riduce il rischio di fratture patologiche, è stato riconosciuto che gli aminobifosfonati hanno un buon effetto antidolorifico nel cane.
5. Terapia antidolorifica palliativa: l’osteosarcoma è considerato tra le patologie neoplastiche più dolorose. Per questo motivo, è di fondamentale importanza impostare delle terapie antidolorifiche, allo scopo di mantenere una buona qualità di vita.