La miosite dei muscoli masticatori è la seconda più comune miopatia infiammatoria del cane. Si tratta di una patologia su base autoimmune che colpisce i muscoli temporali, masseteri, pterigoidei e digastrici rostrali. Questi muscoli, a differenza degli altri muscoli scheletrici, contengono le fibre di tipo 2M. Il meccanismo di questa miosite è la produzione di autoanticorpi contro le fibre 2M. Il motivo per il quale il sistema immunitario inizi a produrre questi autoanticorpi è tuttora sconosciuto; si crede che alcuni agenti infettivi possano esporre degli antigeni simili a quelli delle fibre 2M, inducendo quindi la produzione di anticorpi cross reattivi nei confronti di queste particolari fibre muscolari.
La miosite dei masticatori presenta una fase acuta, caratterizzata da algia all’apertura della bocca, trisma (incapacità di aprire la mandibola) e gonfiore dei muscoli masticatori, e una fase cronica, caratterizzata da una marcata atrofia muscolare. Alcuni casi possono presentare piressia e linfoadenopatia mandibolare e prescapolare. Questa malattia può colpire qualsiasi razza anche se è stata riscontrata una predilezione per le razze di taglia grande come il Pastore Tedesco, il Labrador Retriever, il Dobermann Pinscher e il Golden Retriever.2 L’età media d’insorgenza è 3 anni ma sono state riportate miositi dei masticatori anche in cuccioli Cavalier King Charles Spaniel di 4 mesi. Altre patologie possono avere una presentazione simile pertanto è importante escludere le neuropatie del trigemino, le fratture mandibolari o la lussazione/sublussazione dell’articolazione temporo-mandibolare.
La diagnosi è guidata dal sospetto clinico. Le prime indagini devono includere esame emocromocitometrico e profilo biochimico completo. In questi pazienti può essere riscontrata un’ iperglobulinemia, una lieve anemia e le creatinchinasi (CK) possono essere elevate durante la fase acuta. Il livello di anticorpi anti-2M può essere misurato tramite test ELISA con una specificità del 100% e una sensibilità tra l’85 e il 90%. I segni clinici compatibili e la positività per gli anticorpi anti-2M sono sufficienti per fare diagnosi, tuttavia sono riportati falsi negativi soprattutto in caso di precedente somministrazione di una terapia a base di corticosteroidi. Altre procedure che possono essere d’ausilio nella diagnosi di miosite dei muscoli masticatori sono la diagnostica avanzata (TC o RM cranio), l’elettrodiagnostica e l’esame istologico di biopsie muscolari.
Il trattamento consiste in una terapia immunosoppressiva. Il farmaco di scelta è il prednisone, somministrato inizialmente a dosaggio immunosoppressivo e continuato alla stessa dose fino alla massima funzionalità mandibolare e alla normalizzazione delle CK; a quel punto, il dosaggio può essere scalato lentamente. Generalmente la terapia dura 4-6 mesi.
Nel caso in cui il cortisone non sia ben tollerato è possibile ricorrere ad altri immunosoppressori come l’azatioprina e la ciclosporina.
La prognosi dipende dal grado di fibrosi presente e dalla risposta clinica all’immunosoppressione. I pazienti in cui si è instaurata la fibrosi possono andare incontro ad una remissione che varia da parziale a completa. I soggetti che sviluppano grave fibrosi possono comunque presentare un miglioramento clinico senza però riacquisire una normale funzionalità nella prensione e mantenendo dei muscoli masticatori atrofici.
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