La fibrillazione atriale (FA) è la più comune aritmia non fisiologica riscontrata nel cane ed è caratterizzata da un’attività elettrica atriale rapida e disorganizzata. Il risultato è una perdita della contrattilità atriale che determina un ridotto riempimento ventricolare. Questo, associato all’elevata frequenza ventricolare tipica di questa aritmia, contribuisce ad un ridotto output cardiaco portando a cambiamenti strutturali del miocardio. Esistono due tipi di fibrillazione atriale: primaria, anche definita “lone atrial fibrillation”, e secondaria. Per quanto riguarda la primaria, essa insorge in assenza di patologie cardiache strutturali identificabili e colpisce prevalentemente cani di taglia grande/gigante. Raramente la FA primaria causa segni clinici. La fibrillazione atriale secondaria, invece, può essere associata a patologie cardiache che determinano dilatazione atriale (es. degenerazione mitralica, cardiomiopatia dilatativa, displasia della tricuspide) o associata a patologie sistemiche.
La FA può essere sospettata in tutti i pazienti che presentano un ritmo irregolarmente irregolare all’auscultazione. I segni clinici riferibili a questa aritmia sono aspecifici ed includono intolleranza allo sforzo fisico, letargia, debolezza, anoressia, dispnea, sincopi ed eventuale distensione addominale. È molto importante ricordare che non sempre in corso di FA è presente un soffio cardiaco. L’auscultazione di un’aritmia durante la visita clinica di un paziente appartenente ad una razza predisposta o con una patologia cardio-strutturale determinante dilatazione atriale deve fare aumentare il sospetto di fibrillazione atriale.
La diagnosi di FA si basa sull’elettrocardiogramma, caratterizzato da un ritmo irregolarmente irregolare in assenza di onde P ma con la presenza di onde f. In base alla frequenza ventricolare si distinguono due tipi di FA: quella a bassa penetranza ventricolare, tipica delle fibrillazioni atriali primarie; e la FA ad elevata penetranza ventricolare, tipica dei pazienti con patologie cardiostrutturali. Un altro strumento molto importante per il monitoraggio della fibrillazione atriale è l’esame Holter di 24 ore che permette non solo di rilevare la presenza di altre aritmie associate, ma anche di monitorare la risposta alla terapia in base alla frequenza cardiaca media giornaliera. Infatti, in un recente studio retrospettivo, è stata evidenziata una maggior sopravvivenza nei pazienti con cardiopatie strutturali sottostanti che presentano una FC media all’esame Holter inferiore ai 125 bpm.
La terapia per la fibrillazione atriale può avere due scopi diversi: ripristinare il normale ritmo sinusale oppure controllare la frequenza cardiaca ventricolare, qualora questa sia elevata. Il ripristino del normale ritmo sinusale è ottenuto tramite la cardioversione e può essere effettuato sia in maniera elettrica, tramite defibrillatore, che per via farmacologica con farmaci quali Amiodarone o Lidocaina, quest’ultima utilizzata in caso di FA vago-mediata. La cardioversione è consigliata nei pazienti senza patologie cardiache sottostanti, poiché le alterazioni strutturali favoriscono la recidiva. Il controllo della frequenza cardiaca tramite farmaci antiaritmici (es. diltiazem e digossina) è invece l’opzione di scelta nei pazienti con patologie cardiache sottostanti.
Pedro B, Fontes-Sousa AP, Gelzer AR. Canine atrial fibrillation: Pathophysiology, epidemiology and classification. The Veterinary Journal, November 2020.
Pedro B, Fontes-Sousa AP, Gelzer AR. Diagnosis and management of canine atrial fibrillation. The Veterinary Journal, November 2020.