I processi infiammatori a carico di fegato e vie biliari sono un riscontro molto comune nel gatto. Sebbene talvolta impiegati intercambiabilmente, si distinguono epatite (parenchima epatico), colangite (vie biliari), colangio-epatite (vie biliari e parenchima epatico) in base alla sede interessata dall’infiammazione.
Secondo la classificazione proposta da WSAVA (World Small Animal Veterinary Association) esistono quattro forme principali di colangite: neutrofilica (acuta o cronica), linfocitica, distruttiva e cronica.
La forma neutrofilica è caratterizza dalla presenza di neutrofili nella bile e tra le cellule epiteliali che rivestono le vie biliari e si ritiene che origini da un’infezione ascendente da microrganismi di origine intestinale. La patogenesi della forma linfocitica, caratterizzata da infiltrazione di linfociti nelle pareti delle vie biliari, non è del tutto chiarita ma viene considerata immuno-mediata, mentre la colangite cronica è associata a condizioni infiammatorie persistenti. Forme di colangite cronica si possono riscontrare anche in corso di infestazioni parassitarie particolari (Dicrocoelidae, Opistorchiidae). La colangite distruttiva infine è rara e viene generalmente associata a reazioni idiosincrasiche a farmaci. Nei pazienti con colangite soprattutto in forma neutrofilica, a causa della vicinanza anatomica di dotto biliare comune e dotto pancreatico, è frequente il riscontro di triadite, caratterizzata dalla contemporanea presenza di colangite, pancreatite ed enterite.
I segni clinici di colangite neutrofilica sono spesso ad insorgenza acuta (inferiore a due settimane) ed includono letargia, inappetenza, disoressia, vomito, diarrea e perdita di peso. Alla visita clinica spesso il gatto si presenta abbattuto, ipertermico, itterico e con dolore addominale. Nei pazienti con colangite linfocitica, al contrario, i segni clinici hanno una progressione lenta (settimane, mesi) e sono descritti come perdita di peso, polifagia, anoressia, vomito, letargia, poliuria e polidipsia. Al momento della presentazione il gatto presenta più frequentemente versamento addominale, non sempre è itterico, può non essere particolarmente abbattuto e di solito non è ipertermico.
Per raggiungere la diagnosi di colangite ci si basa su anamnesi, segni clinici, esami emato-biochimici, coagulativo e di diagnostica per immagini. Alcune alterazioni ai test eseguiti possono essere utili per discriminare il tipo di colangite ma nessuna è patognomonica. In corso di colangite neutrofilica è comune la neutrofilia all’emocromo, spesso con left shift, mentre nella forma linfocitica si può trovare linfocitosi.
In tutte le forme di colangite sono comuni l’aumento del valore di bilirubina totale e degli enzimi epatici, tuttavia l’assenza di alterazioni a tali parametri non esclude la malattia. Nella forma neutrofilica, spesso l’AST è marcatamente aumentata, mentre nella forma linfocitica è descritta iperglobulinemia. Nei pazienti con sospetta colangite si possono inoltre riscontrare aumento dei tempi della coagulazione ed iperammoniemia qualora subentri insufficienza epatica. In radiografia addominale si possono notare lieve epatomegalia e talvolta presenza di colecistoliti. All’ecografia addominale sono descritte possibili alterazioni quali: aumentato spessore ed irregolarità della parete della cistifellea, dilatazione e tortuosità di dotto cistico e dotto biliare comune, iperecogenicità del parenchima epatico, epatomegalia, distensione della cistifellea con contenuto iperecogeno, possibili coleliti. Soprattutto nelle forme neutrofiliche sono possibili altri reperti ecografici che riflettono comorbidità in corso, quali pancreatite o enterite. Ulteriori indagini diagnostiche, più invasive ma talvolta indicate, sono l’esame colturale e citologico della bile e l’esecuzione di biopsie epatiche.
Nelle forme neutrofiliche la terapia di elezione è quella antibiotica, quando possibile basata sull’esito dell’esame colturale della bile e del rispettivo antibiogramma.Per la colangite linfocitica in letteratura si consiglia di impiegare una terapia immunosoppressiva, mentre per le forme correlate a parassiti il farmaco di scelta è il praziquantel. In tutte le forme di colangite possono essere necessari ospedalizzazione e cure di supporto: fluidoterapia endovenosa per idratazione e bilancio elettrolitico, analgesia, antiemetici, oressizzanti, acido ursodesossicolico, epatoprotettori, nutrizione tramite sondino. In base agli esami effettuati può rendersi anche necessaria integrazione di vitamina K e/o di vitamina B12 e folati.
I pazienti con colangite neutrofilica acuta, in assenza di fattori predisponenti, hanno una buona prognosi se la patologia viene trattata tempestivamente. Qualora non trattata, al contrario, si può incorrere in complicanze quali rottura del dotto biliare con comparsa di peritonite biliare, necrosi o ascesso locale. La prognosi per pazienti con colangite linfocitica o cronica è raramente descritta in letteratura e risulta variabile.
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