La cardiomiopatia dilatativa (DCM) è un disordine miocardico primario caratterizzato da alterazioni cardiostrutturali (es. dilatazione e disfunzione sistolica del ventricolo sinistro) e/o disordini elettrici determinanti aritmie (es. aritmie ventricolari). La cardiomiopatia dilatativa primaria è una patologia ereditaria che di solito si manifesta nei pazienti di media età. È importante ricordare che esistono forme ipocinetico-dilatative non primarie bensì secondarie ad altre patologie come, ad esempio, miocarditi o tachicardiomiopatie. Si sospetta inoltre che tali alterazioni cardiache possano essere associate anche a diete a base di alimenti grain free e a carenza di taurina. Le razze predisposte alla DCM sono di taglia grande/gigante quali: Doberman Pinscher, Boxer, Alano, Irish Wolfhound, Cane D’Acqua Portoghese e Terranova. Inoltre, anche il Cocker Spaniel presenta una più alta prevalenza della patologia. Le nuove linee guida del 2021 propongono una stadiazione clinica simile a quella dell’insufficienza mitralica e delle cardiopatie feline; questa divide i pazienti in 4 stadi:
– Stadio A comprende i pazienti asintomatici, senza alterazioni cardio-strutturali né aritmie, ma appartenenti a razze predisposte alla DCM, oppure risultati positivi a test genetici.
– Stadio B comprende i pazienti che non presentano sintomi riferibili a scompenso cardiaco, ma che presentano alterazioni cardiostrutturali o aritmiche. Questo stadio si divide a sua volta in stadio B1 e stadio B2.
• stadio B1: comprende i pazienti con aritmie riferibili a DCM (es. complessi ventricolari prematuri o fibrillazione atriale) in assenza di alterazioni cardiostrutturali;
• stadio B2: include i pazienti con alterazioni cardiostrutturali, che possono o meno presentare aritmie.
– Stadio C include i cani dello stadio B2 ma che hanno presentato o presentano segni di insufficienza cardiaca congestizia.
– Stadio D infine include i pazienti con DCM in stadio finale, refrattari alla terapia medica standard.
In tutti i cani di razze predisposte dovrebbero essere eseguiti screening annuali (ecocardiografia + esame Holter) a partire dai 3-4 anni di età. Un solo screening non è sufficiente per escludere lo sviluppo della DCM, perché la malattia può svilupparsi con l’avanzare dell’età. Si consiglia di effettuare un esame ecocardiografico e/o esame Holter in tutti quei pazienti che presentano soffio cardiaco, aritmie all’auscultazione e/o segni clinici riferibili alla patologia (es. intolleranza allo sforzo fisico, affanno).
La diagnosi si base sull’esame ecocardiografico e sull’esame Holter. All’esame Holter vengono valutati il numero e il grado di organizzazione delle aritmie ventricolari presenti. Oltre ai complessi ventricolari prematuri, la presenza di fibrillazione atriale può suggerire una sottostante DCM. L’esame ecocardiografico invece, permette di individuare le alterazioni cardiostrutturali, in particolar modo la disfunzione sistolica e la dilatazione atrio-ventricolare. È possibile utilizzare anche i biomarker cardiaci, quali NT pro-BNP e troponina I ultrasensibile, che possono fornirci indicazioni sulla dilatazione cardiaca e sulla presenza di un danno miocardico. Tuttavia, alcune condizioni sistemiche possono influenzarne i risultati, è molto importante ricordare quindi che questi esami non sono sufficienti per lo screening della DCM. Ad oggi, gli unici test da utilizzare per la diagnosi sono l’ecocardiografia associata all’esame Holter.
La terapia è modulata sulla base dello stadio della patologia. In caso di tachiaritmie ventricolari o fibrillazione atriale si valuta l’eventuale inizio di terapia antiaritmica. Nei pazienti in fase preclinica con alterazioni cardiostrutturali all’esame ecocardiografico, si consiglia l’utilizzo del Pimobendan, farmaco che consente di posticipare l’insorgenza dei segni clinici dopo la diagnosi. In caso di segni di insufficienza cardiaca congestizia è indicato l’inizio di terapia a base di diuretici, ace-inibitori (es. Benazepril) e spironolattone.
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