L’anemia emolitica immunomediata (IMHA) è una patologia potenzialmente mortale che può colpire cani e, più raramente, gatti; è caratterizzata dalla distruzione dei globuli rossi ad opera del sistema immunitario. L’IMHA può essere classificata in primaria (o idiopatica) o secondaria, a seconda che il processo si sviluppi spontaneamente o come conseguenza di patologie concomitanti. Le cause di IMHA secondaria possono essere di natura infettiva, neoplastica (es. linfoma, sarcoma istiocitico), congenita (es. isoeritrolisi neonatale), indotte da farmaci (es. antibiotici, metimazolo, acetaminofene) o in seguito a reazioni post-trasfusionali. Le malattie infettive più comunemente associate a tale condizione nel cane sono le malattie trasmesse da zecca (es. Babesia canis, Anaplasma phagocytophilum, Ehrlichia canis) a cui si aggiungono Leishmania spp., Bartonella spp. e Mycoplasma spp., Dirofilaria immitis. Nel gatto, invece, possono essere secondarie ad infezioni da Mycoplasmi (es. M. haemofelis), Babesia felis, coronavirus e FIV/FeLV.
Le anemie immunomediate sono spesso diagnosticate in soggetti adulti, di sesso femminile e in alcune razze (es. Barboncino, Cocker spaniel americano). I segni clinici sono molto spesso aspecifici e comprendono letargia, disappetenza, sintomi gastroenterici, ittero (riportato nel 36% dei casi), mucose pallide, tachipnea, tachicardia, febbre ed emoglobinuria. L’insorgenza è di solito acuta (circa 3 giorni) per cui i soggetti spesso presentano un ematocrito basso e, nelle prime fasi della patologia, senza segni di rigenerazione midollare. L’anemia emolitica immunomediata può essere sospettata nel caso in cui si evidenzi la presenza di sferociti (nel 61-95% dei casi), autoagglutinazione persistente o globuli rossi rotti allo striscio (ghost cell).
L’iter diagnostico è inizialmente volto all’esclusione delle cause secondarie di anemia. È quindi necessario eseguire esami del sangue completi, indagini di diagnostica per immagini (radiografia del torace ed ecografia dell’addome), test per la ricerca delle malattie infettive, citologie d’organo e, in alcuni casi, un esame del midollo osseo. Utile può essere inoltre il test di Coombs che, seppur non fornisce informazioni sulla natura dell’anemia (primaria o secondaria), valuta la presenza di anticorpi anti-eritrociti; la sua interpretazione deve essere eseguita con cautela poiché può fornire risultati falsi negativi o positivi. Nel 70-80% dei casi non si riscontrano evidenze di cause sottostanti.
Le fasi iniziali del trattamento devono avere come obiettivo la stabilizzazione del paziente mediante trasfusione di emazie concentrate: tale trattamento si rende necessario nei soggetti con riduzione marcata dell’ematocrito, con segni clinici associati e che ancora non presentano adeguata rigenerazione. In alcuni casi, l’anemia può essere grave al punto tale da rendere necessarie più trasfusioni di sangue. Il trattamento delle anemie immunomediate primarie prevede l’utilizzo di immunomodulatori per ridurre l’eritrofagocitosi e la produzione di immunoglobuline (anticorpi) con gli eritrociti. I protocolli terapeutici si basano sull’utilizzo di glucocorticoidi in combinazione con altri agenti immunosoppressori (es. ciclosporina, mofetil micofenolato, azatioprina, clorambucile). Il trattamento delle forme secondarie, oltre che prevedere immunosoppressione, si concentra sulla causa sottostante. È inoltre necessario impostare un trattamento profilattico per l’insorgenza di fenomeni tromboembolici, una tra le principali cause di morte in questi soggetti.
Il tasso di mortalità riportato si aggira tra il 21% e l’83% con un rischio maggiore tra la prima e la seconda settimana dalla diagnosi. Il 65-75% dei cani con IMHA sopravvivono al primo anno di vita e, se la risposta è buona, presentano una normalizzazione dell’ematocrito in circa 2-3 settimane.
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