L’epilessia è la malattia neurologica più diffusa nel cane ed ha una prevalenza compresa tra lo 0.62% e lo 0.75%, nella popolazione canina. L’epilessia è definita come una malattia dell’encefalo caratterizzata da una predisposizione a generare crisi epilettiche. Un paziente viene definito epilettico quando si verificano almeno due crisi epilettiche, non provocate, in un intervallo di tempo superiore a 24 ore. L’epilessia idiopatica è la causa più comune di crisi epilettiche nel cane ed è una forma di epilessia in cui un paziente ha crisi epilettiche ricorrenti in assenza di anomalie encefaliche strutturali sottostanti.
L’epilessia idiopatica va sospettata in tutti i pazienti che manifestano crisi epilettiche in età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni, che hanno una visita neurologica normale nel periodo compreso tra una crisi epilettica e quella successiva (periodo inter-ictale) e che non hanno significative anomalie agli esami del sangue (emocromo, biochimico, acidi biliari pre prandiali/ammoniemia), e all’esame delle urine. In questi pazienti inoltre, la risonanza magnetica dell’encefalo e l’esame del liquido cefalorachidiano, normalmente, non riscontrano alterazioni significative.
La terapia antiepilettica, qualora necessaria, è una terapia a lungo termine che ha come scopo quello di ridurre la frequenza, il numero, la durata e la gravità delle crisi epilettiche limitando al minimo gli effetti collaterali della terapia, per garantire al paziente una buona qualità di vita. La completa eradicazione delle crisi epilettiche, seppure possibile, non è frequente. In pazienti con epilessia idiopatica, presentare crisi epilettiche prima dei due anni di età, avere crisi a grappolo ed essere di sesso maschile è stato dimostrato essere un fattore di rischio per un più difficile controllo delle crisi epilettiche. In ogni caso, per poter ottenere un controllo ottimale delle crisi epilettiche, risulta strettamente necessario mantenere un contatto continuo tra proprietario, medico veterinario curante e neurologo specialista, con aggiornamenti sulla frequenza delle crisi, i risultati degli esami del sangue e la presenza di effetti collaterali imputabili alla terapia. Come regola generale, si raccomanda di iniziare un trattamento a lungo termine nei cani con epilessia idiopatica quando è presente uno dei seguenti criteri:
– Periodo inter-ictale ≤ 6 mesi (cioè 2 o più crisi epilettiche in un periodo di 6 mesi)
– Status epilettico o crisi a grappolo
– I segni post-ictali sono considerati particolarmente gravi o durano più di 24 ore
– La frequenza e/o la durata delle crisi epilettiche sta aumentando e/o la gravità delle crisi sta peggiorando nel corso di 3 periodi inter-ictali.
Il fenobarbitale e l’imepitoina, così come il bromuro di potassio e il levetiracetam sono i farmaci maggiormente conosciuti nel trattamento dell’epilessia idiopatica canina. Tuttavia, i farmaci ad oggi considerati di prima scelta e giudicati idonei ed efficaci per essere utilizzati in monoterapia sono il fenobarbitale e l’ imepitoina, mentre altri farmaci come il bromuro di potassio, il levetiracetam o la zonisamide sono consigliati per l’utilizzo in associazione “add on” ad altri farmaci antiepilettici (vedi piramide schematica della terapia farmacologica antiepilettica).
La remissione completa in pazienti con epilessia idiopatica è stata riportata solo nel 15-24% dei casi. Le crisi epilettiche ricorrenti possono provocare una perdita di cellule neuronali, un’infiammazione neurologica persistente, disturbi della funzione della barriera ematoencefalica e alterazioni funzionali nei recettori dei neurotrasmettitori e nei canali ionici. Pazienti con epilessia idiopatica possono inoltre sviluppare comorbidità comportamentali. La morte improvvisa e inaspettata nell’epilessia (SUDEP) è un evento raro ed è stimata avere un incidenza tra il 4.5% e il 10% nei cani epilettici. Alcuni studi indicano, inoltre, che l’eutanasia è il principale fattore di rischio che contribuisce alla diminuzione della durata della vita nei pazienti con crisi epilettiche incontrollate.
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