L’ipertiroidismo felino (FHT) è una patologia endocrina che colpisce soprattutto gatti adulti/anziani caratterizzata da un’aumentata concentrazione di ormoni tiroidei in circolo con un conseguente stato ipermetabolico. Nella patogenesi di FHT non è stata dimostrata una componente immuno-mediata come nel morbo di Graves umano, mentre è stata riscontrata un’iperplasia nodulare con aumentata produzione di ormoni tiroidei, simile al morbo di Plummer nell’uomo. I noduli tiroidei nel gatto sono nella maggior parte benigni (iperplasia adenomatosa/ adenoma) e solitamente interessano entrambi i lobi tiroidei. Solo il 2-3% di soggetti presenta noduli di origine maligna (adenocarcinoma). Qualora non aggrediti con terapie definitive, i noduli continuano a crescere e la malattia progredisce nel tempo.
L’ipertiroidismo felino colpisce soprattutto gatti adulti/anziani: circa il 10% dei gatti sopra i 10 anni è affetto da FHT.
I segni clinici più frequentemente associati sono: dimagramento, polifagia, poliuria, polidipsia, vocalizzazioni, irrequietezza, aumento del grado di attività, vomito, diarrea. Alla visita clinica è frequente il riscontro di un nodulo tiroideo palpabile e si possono notare una scarsa qualità del mantello, tachipnea, tachicardia e presenza di soffio cardiaco o ritmo di galoppo. L’ipertiroidismo può infatti indurre alterazioni cardiache.
La diagnosi definitiva dell’ipertiroidismo felino richiede la dimostrazione di tT4 persistentemente aumentato in un gatto con uno o più segni clinici tipici. Una singola misurazione di tT4 nei range di riferimento in un gatto con segni clinici compatibili non esclude la diagnosi di FHT; è infatti consigliabile eseguire una successiva rivalutazione degli ormoni tiroidei in quanto negli stadi iniziali della malattia o in presenza di patologie concomitanti oppure quale conseguenza della variabilità̀ giornaliera dell’ormone, è possibile ottenere dei risultati falsi negativi. In casi particolari, può essere utile misurare anche il fT4, test presenta una maggiore sensibilità ma una minor specificità per la diagnosi di FHT rispetto al tT4: fino al 12% di gatti non ipertiroidei può infatti avere un aumento del fT4. Pertanto, è sempre necessario correlare la misurazione di fT4 con quella di tT4 e con i segni clinici. In alternativa, un metodo attendibile per la diagnosi FHT è la scintigrafia tiroidea che, tuttavia, richiede una apposita strumentazione e presenta notevoli costi.
L’obiettivo terapeutico è quello di ridurre i segni clinici ed ottenere valori di tT4 normali e vicini ai limiti inferiori dei range di riferimento, evitando di incorrere in ipotiroidismo iatrogeno.
A questo scopo sono disponibili quattro opzioni terapeutiche, la cui scelta dipende da diversi fattori quali l’età del gatto, la presenza di comorbidità, i costi e la effettiva disponibilità terapeutica.
Trattamenti definitivi:
• Trattamento con iodio radioattivo in centri specializzati
• Approccio chirurgico mediante tiroidectomia
Trattamenti non definitivi:
• Terapia medica con metimazolo o carbimazolo
• Dieta a basso contenuto di iodio
Ognuna di queste opzioni terapeutiche presenta possibili vantaggi e svantaggi, pertanto la scelta deve essere attentamente discussa con i proprietari. In alcuni pazienti, a seguito del trattamento dell’FHT e del ritorno ad uno stato eutiroideo, può rendersi manifesta la presenza di malattia renale cronica (CKD) precedentemente non visibile a causa dell’aumento della GFR e delle ridotte masse muscolari riscontrate nei gatti ipertiroidei.
L’ipertiroidismo non trattato è una patologia progressiva che può portare a morte del paziente. Al contrario, nei gatti in trattamento senza concomitante CKD è riportato un tempo medio di sopravvivenza di 5.3 anni. I pazienti con diagnosi di CKD antecedente al trattamento di FHT hanno un ridotto tempo di sopravvivenza, al contrario i tempi di sopravvivenza non sono significativamente inferiori nei gatti che manifestano azotemia successivamente al trattamento. La prognosi è meno favorevole per i gatti con carcinoma tiroideo rispetto a quelli con adenoma o iperplasia ma anche in questo caso un corretto trattamento può fare la differenza.
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